Riserva di Biosfera Appennino tosco-emiliano

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Intervista a Lucia Baracchini

Lei ha avuto modo di collaborare in diverse occasioni con il Parco, in particolare su progetti educativi come Neve e Natura. Che idea ha avuto modo di farsi sulle ricadute del Parco sul territorio?
«Il Parco ha una funzione essenziale per quello che riguarda i territori da cui è composto perché diventa un’entità che accomuna, che unisce, ma anche che detta delle linee. Nel momento in cui noi affrontiamo le grandi tematiche che ci caratterizzano in questo momento storico, fra le quali appunto anche il grande calo demografico che caratterizza le aree montane, noi dobbiamo essere consapevoli che solo attraverso una riproposizione di quello che è il principio dell’uomo connesso con gli altri uomini e con l’ambiente, con la natura, deve diventare il punto di riferimento, una sorta di stella che guida tutti i movimenti. 
Quindi che ricaduta può avere il parco? Può avere essenzialmente il la declinazione dello sguardo al futuro.
Può essere quella porta che dice ai cittadini: “non vivete il territorio solo come problema dell’oggi provate a dare una lettura di tutti quelli che sono i valori dell’uomo in rapporto alla natura, in rapporto all’ambiente, cercando anche di trovare quello che è giusto che ci sia, che è la sostenibilità di vita in quell’ambiente, nel rispetto dell’ambiente.” 
Per questo motivo ritengo che il Parco abbia fatto un’opera importantissima nel crescere e accrescere la consapevolezza sia dei cittadini che lo abitano, sia dei cittadini che lo visitano, ma anche delle nuove generazioni che dovranno diventare parte integrante di questa realtà».
Lei ha collaborato in particolare sui progetti portati avanti con le scuole: perché secondo lei è importante trasmettere i progetti e i valori del Parco anche alle ragazze e ai ragazzi?
«Il Parco ha avuto diversi ruoli, credo, nella relazione con le scuole. Ruoli che si sono andati a susseguirsi in base anche a quelle che sono le diverse esigenze del momento e la domanda potrebbe sorgere spontanea: in 20-25 anni di vita di un parco, come possono essere cambiate le esigenze? Sono cambiate, devo dire, da persona di scuola, in maniera considerevole. Quindi oggi il vivere il parco può rappresentare quella dimensione educativa che andando a sopperire a tutte quelle che sono le grandi mancanze, che poi sono l’anticamera delle problematiche del mondo degli adulti, vede in questa relazione pura e pulita l’alunno altro da sé, che è un’altro inteso come bambino, persona, adolescente, ma è anche altro inteso come aspetto naturale da scoprire in ogni sua piccola parte. Questa è la grande capacità, secondo il mio punto di vista, del parco oggi, riuscire a rappresentare per i tanti studenti che lo visitano quella occasione di forza del pensiero valoriale, sentimentale e delle relazioni empatiche che tanto servono al mondo dell’adulto.
Quindi il parco trasmette valori? Sì. Il parco in questo momento può essere anche fonte di valori? Sì. La scuola diventa un passaggio che può davvero andare incontro a tutte quelle che sono le fragilità trasmesse dai tanti notiziari e a quel punto il parco diventa la strategia per l’equilibrio della formazione della persona».
Un tema che in questi anni è stato consolidato attraverso diversi progetti è quello del rapporto tra il parco nazionale e le imprese e aziende che vi operano, ad esempio attraverso i crediti di sostenibilità ma anche, in modo più semplice e diretto, con la valorizzazione dei prodotti agroalimentari locali, i contest per i ristoratori, i progetti legati alla Carta europea per il turismo sostenibile. E’ un percorso significativo che va proseguito?
«È ovvio che un parco non può non essere parte attiva nel studiare, ideare e proporre senza creare un dialogo, un vero rapporto con il mondo dell’impresa, perché la vita è sostenibile solo se è economicamente perseguibile. Quindi il Parco si è molto occupato di progetti che potessero non solo dialogare con le imprese, ma anche definire dei percorsi attraverso i quali si potesse dare una concretezza a quello che poteva essere una visione di un’impresa. In questi anni il Parco dell’Appennino tosco-emiliano ha portato avanti il proprio impegno, andando anche a raggiungere risultati molto significativi nella vendita dei crediti di sostenibilità e questo perché le organizzazioni potessero consapevolmente rendersi conto di quello che è lo scambio uomo-ambiente e di quello che può essere anche un approccio di tipo etico da parte di un’azienda. Azienda che vede nella parte più originaria del nostro territorio l’impegno sociale, culturale e di investimento pratico in danaro per garantire la crescita di un dialogo. 
Non è essere semplicemente un atto di scambio monetario, ma diventa l’inizio di un dialogo che porta ad una sorta di continuo interscambio. Quindi da un lato l’azienda acquista, ma dall’altro il Parco fa sì che l’azienda e le persone che fanno riferimento all’azienda possano essere parte attiva di questa realtà che ha bisogno di tanti occhi che la guardano perché possa essere ridistribuita nel territorio».
In generale, quello dell’Appennino Tosco Emiliano è un parco che si è caratterizzato per aver sempre affiancato i temi della tutela e salvaguardia ambientale a quelli del sostegno e opportunità per chi vive e lavora qui, forse addirittura in modo preminente: qual è secondo lei il rapporto tra il Parco e il singolo individuo?
«Il ruolo della persona nel Parco è essenziale, non solo perché questa persona garantisce quella che è chiamato il presidio, ma perché questa persona, in un rapporto di interscambio continuo, offre il suo bene ma recepisce anche il bene di quello che l’ambiente può donargli ogni giorno. Ora, io credo che mai come in questo momento storico ci sia un’attenzione da parte specie dei grandi centri e anche di alcune zone più che in altre, di quanto sia importante il ricongiungimento con queste parti che si sono preservate grazie all’impegno di chi le abita, grazie all’impegno di chi le ha volute preservare e ci sono anche molti filoni di pensiero che stanno andando verso l’importanza del silenzio. Ecco, questa è una delle caratteristiche del parco. 
Il parco non può essere considerato semplicemente come luogo da tutelare fine a sé stesso, ma è un luogo da tutelare perché mi dà tutto ciò che è stato l’origine dell’uomo, mi dà tutto ciò che è l’armonia dell’uomo e che è proprio della contemplazione.
Ora, a noi occidentali tutto questo può sembrare particolarmente strano. Io invece ritengo che il parco sia questa grande opportunità di diventare sempre più sostenibilmente interessante come vita, come economia, come laboratorio di pensiero per tutti coloro che, superato il marasma dei grandi numeri, scelgano il dialogo con l’altro da sé».
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