ARTICOLO PRESO DA: “LA NAZIONE” sabato 6 dicembre 2025 (pagina 19)
C’è una contabilità ambientale che riconosce un valore economico reale per la buona qualità della natura.
Crediti indirizzati ai 49 gestori forestali, con 49 foreste che coprono complessivamente 31.623 ettari della Riserva di Biosfera dell’Appennino, oggi riconosciuto come il più numeroso ed esteso gruppo di proprietari di foreste certificate d’Italia.
C’erano il presidente del Parco Fausto Giovanelli, il direttore Giuseppe Vignali e Vito Reggiani, responsabile del Servizio conservazione e tutela del parco. Dopo i saluti della vicesindaca di Pontremoli Clara Concia e della presidente dell’unione dei Comuni Annamaria Onesti sono intervenuti Giuseppe Bonanno (Irifor), l’ufficio direzione nazionale forestale di Reggio Emilia, responsabile interfaccia, Saverio Maulucci, referente credito d’azione forestale, Paola Imolesi, esperta della Programmazione forestale.
Infine gli amministratori locali Franco Giannetti e di Pontremoli Ferri, ma nelle altre autorità, hanno consegnato i certificati. Con la piattaforma creata dal Parco Nazionale è garantito – ha sottolineato per la Regione – il miglior prezzo di scambio cui è destinato a disposizione per i servizi ecosistemici dei prodotti dalle foreste.
Si tratta di un club virtuoso tra produttori e consumatori civici.
Abbiamo pagato – dicono alcuni proprietari boschivi che hanno ricevuto i crediti – un prezzo di un’azione utile per la sostenibilità che valorizza e tutela i nostri boschi.
«In appennino – ha spiegato tra gli interventi – abbiamo considerato che le azioni forestali di manutenzione, lotta agli incendi, accessibilità, lavori di ripresa, sentieri e strade forestali, azioni ambientali di tutela del bosco, anche se rimborsate con questi crediti, sono azioni che danno patrimonio stesso naturale».
I crediti di sostenibilità quali vantaggi portano? «Tutto quello che viene acquistato dalle imprese deve rispondere a regole sopra lo specifico per la tutela della natura».
Il progetto del “credito d’azione forestale” presentato nel primo anno ha riscosso un notevole successo: «Abbiamo creato una piattaforma che facilmente – ha detto Maulucci – incrocia, tra qualità, storia, ambiente e cultura, un grande tesoro del nostro territorio».
Per il presidente Giovanelli «uno standard di custodia dell’ambiente forestale non può essere derogato: le imprese lo acquistano con il vantaggio valore della foresta e dei suoi gestori». Il progetto delle comunità custodi ha raggiunto l’obiettivo: il mercato sta crescendo. «A fine 2023 abbiamo 30mila azioni monitorate».
Dal punto di vista dell’applicazione di un’area specifica è aumentato il valore del bosco, con le vendite siamo saliti a 1 euro per metro quadro.
Ma abbiamo bisogno di crescere ulteriormente in un contesto innovativo delle regole ambientali.
I proprietari hanno lodato l’importanza di questa iniziativa.
«Soprattutto i proprietari del territorio – dice un proprietario – siamo ben consapevoli che il bosco è un grande patrimonio ambientale e anche economico per le famiglie e le comunità locali, per non rendere quasi inutile questo enorme bene comune. Altri paesi utilizzano questo sistema con la CO₂, senza dubbio l’Italia può avere una svolta sociale positiva. Il nostro Paese deve seguire una strada concreta e aperta».
Intanto è stato presentato un nuovo modello di manuale ambientale per un turismo “a impatto zero”, che sarà aperto ai proprietari che fanno parte di questa area».

